TRA VISIBILE E INVISIBILECiò che non si vede, si nasconde, non c'è ma si può dire, si può dipingere, si può costruire.N.B. Quelli qui riportati sono dei frammenti in ordine inverso: l'ultimo pubblicato segue il penultimo e così via. BLOG HOME | DVDV HOME martedì 5 gennaio 2010Tridimensionale sacroMark Rothko: “Fu con estrema riluttanza che mi resi conto di come la figura non fosse più utile ai miei scopi. […] Venne un momento in cui nessuno di noi riusciva più a utilizzare la figura senza mutilarla”. C’è un’opera di Mark Rothko: Black on Grey, 1969. Il quadro è diviso in due parti, quella inferiore sommariamente grigia, quella superiore intensamente nera. È perfettamente inutile indugiare nella descrizione e dire se nella parte grigia si possa vedere il lavorio della pittura, se in essa siano distinguibili chiazze o segni, aree di colore più chiaro o di colore più scuro, se in essa si possano cogliere ombre o tratti, graffi o gesti. Ancora meno utile è soffermarsi sulla qualità del nero nella parte superiore della tela, sottolineare o meno se il colore sia uniforme o cangiante, se sia opaco o lucido. Il punto di congiunzione tra le due aree di colore è vagamente sfumato e segnato dal passaggio sicuro e orizzontale di un pennello a setole grosse. Non c’è altro, non c’è forma, non c’è spazio sulla tela, c’è appena il dipingere, c’è la pittura. Il lavoro di abrasione che mutilava le figure di Bacon qui giunge a fine corsa e la figura è schiacciata dal peso insostenuto della stessa assenza che calpesta il viso di Bacon. Si erge una pesante colonna di senso non visto fra la tela e l’osservatore. Credo che non si possa parlare di distinzione tra osservatore e osservato, la differenza fra soggetto e oggetto non è mai stata, la distanza fra i due supposti elementi è precipitata nella massa di pittura. “Vedere, parlare, anche pensare […] non appena si distingue assolutamente il pensare dal parlare si è già in regime di riflessione”. Nell’opera di Rothko non esiste l’astrazione sintattica della pittura, la lingua pittorica è stata atrocemente evirata; da questa dolorosa estirpazione emerge forte lo strato pre-riflessivo e antilineare dell’abisso fuso di spazio contenente opere e operatori in un vertiginoso indistinto gravemente concreto. Etichette: 2. Tecnologia dell'essere, mark rothko, tridimensionale sacro Archivigiugno 2009 luglio 2009 agosto 2009 settembre 2009 ottobre 2009 novembre 2009 dicembre 2009 gennaio 2010 marzo 2010 LinksIscriviti a Post [Atom] |