TRA VISIBILE E INVISIBILECiò che non si vede, si nasconde, non c'è ma si può dire, si può dipingere, si può costruire.N.B. Quelli qui riportati sono dei frammenti in ordine inverso: l'ultimo pubblicato segue il penultimo e così via. BLOG HOME | DVDV HOME martedì 15 dicembre 2009Presa
Forse, la presa di coscienza dell’essere disgregato sulle cose e la condensazione del pensiero in oggetto materiale possono sbilanciare a sufficienza da riuscirci.
Etichette: 2. Tecnologia dell'essere, Giacometti architetto venerdì 27 novembre 2009Richiamo
Sono cose essenziali il cui richiamo è irresistibile e il cui fascino per la vita è pari a quello del cibo (lo dimostra la potenza di quelle attività che si servono di questi elementi, arte e religione in primis). Sono cose che non sono migrate dal nostro io verso il cosiddetto mondo esterno e che continuano a essere definite come cose dell’intimo. Il marchingegno di Giacometti consente l’incongruente movimento dell’inamovibile perché installato senza distanza. Ancora, nonostante questo tentativo di dissezione non è possibile dire come tali movimenti inconcepibili avvengano. Quali sono le tecniche di impasto di questo materiale pensato? Una regola operativa, come fa la visione oggettiva, tenta di circoscrivere gli elementi di un’azione invarianti delle soggettività, consentendo la ripetizione di quell’atto indipendentemente dal soggetto che lo compierà. La fondazione di una regola necessita di uno straniamento astratto dalla cosa, si fonda su quel creativo sgretolamento senza memoria che permette di identificare le cose lì fuori. Costruendo invece nell’ambito del pensiero non circoscritto, centrato in sé, la codificazione della regola è impossibile. Per questo l’edificazione dei riverberi dell’essere è sempre un’epifania individuale. Nessun artista è in grado di spiegare o insegnare perché e come le proprie opere siano riconosciute con tanta evidenza. Eppure, qualcosa è possibile fare per imparare a costruire (per costruire ci vuole un architetto) di questi inconcepibili così come è possibile riabilitare chi abbia subito un trauma cerebrale. Non si può insegnare o descrivere la tecnica per muovere gli alluci, i mignoli o le orecchie perché non si è in grado di estraniarsi da ciò che è immobilmente installato nella struttura neurale ma si può mettere in condizione il malato di riscoprire in sé il modo per farlo.
Etichette: 2. Tecnologia dell'essere, Giacometti architetto venerdì 20 novembre 2009Un attimo
L’identità perde per un attimo lo smalto del miracoloso e scopriamo che è la struttura della nostra percezione, necessaria alla vita, a rendere possibile individuare le cose al di fuori del nostro corpo e dare loro un’identità. Il movimento diventa il fattore essenziale dell’esistenza; il pensiero percettivo ci consente il cinetismo vitale perché posiziona le cose in punti lì fuori, sufficientemente lontani da poter essere raggiunti. E così l’esistenza immobile diventa un processo. Si potrebbe dire, viceversa, che il movimento stesso sia pensiero. Ma continuano a esistere cose materiali che sembrano irriducibili a una identificazione fuori di noi all’interno del recinto del significato.
Etichette: 2. Tecnologia dell'essere, Giacometti architetto mercoledì 21 ottobre 2009Cos
Questo procedimento, pur portando a una certa chiarificazione, non risolve la durezza di manipolazione dei materiali di pensiero. La difficoltà deriva forse dalla contraddittorietà fra il cinetismo vitale del pensiero estruso da sé e l’immobilità dell’essere. Palla sospesa di Giacometti si pone fra questi due estremi conflittuali. Provo a spiegare cosa intendo per cinetismo vitale del pensiero estruso da sé: se, banalmente, le cose materiali sono fatte di atomi, i pensieri saranno neuroni, niente di diverso. Chissà perché immaginiamo i pensieri (una tautologia significativa) come fumetti aleggianti sulle nostre teste. Le cose sono cose. E i pensieri allora? Non sono cose della stessa identica natura? Tanto ci estraniamo da noi stessi da riuscire a pensarci come cose fuori di noi; riusciamo a pensare a noi stessi.
Etichette: 2. Tecnologia dell'essere, Giacometti architetto lunedì 12 ottobre 2009questi materiali
Accertata la natura materiale di cose come la forma o il volume, non è facile individuare le modalità di utilizzo di questi materiali. Tracciare i limiti del senso ci permette di manipolare i concetti come siamo abituati a fare con le cose. Così, ad esempio, le categorie del simmetrico, del proporzionale, dell’equilibrato – assumendo le sembianze di qualcosa apparentemente indipendente da noi in un modo del tutto simile a quanto avviene per ciò che chiamiamo cose – ci consentono di farsi disporre nel mondo con una facilità che ormai dominiamo fin da quando abbiamo imparato nella caverna a costruire gli utensili.
Etichette: 2. Tecnologia dell'essere, Giacometti architetto martedì 6 ottobre 2009avvalendosi
Così, avvalendosi di questa concezione del volume come materiale costruttivo, si deve valutare il rigonfiamento del piano che sostiene e insieme è attratto dai due oggetti sospesi e pure il volume tutto delimitato dal traliccio metallico. Un’ipotesi analoga va fatta per la forma: non attributo assegnato a posteriori all’oggetto, ma concreto elemento costitutivo. La sfera sospesa non è un ammasso di atomi equidistanti da un punto detto centro a cui gerarchicamente viene sovrapposto il concetto di sfera ma un’entità-sfera la cui natura sta sullo stesso piano di quella delle sue molecole, che semplicemente esiste. È indistinguibile il momento della generazione del concetto astratto di concretezza da quello della formazione del concetto astratto di sfera. La cosa e il significato sono una pasta modellabile creativamente utilizzando gli stessi strumenti del pensiero materiale. Questo ha fatto Giacometti nel porre una cosa sfera appesa a un cosa filo, li ha plasmati prendendoli per cose pensanti.
Etichette: 2. Tecnologia dell'essere, Giacometti architetto giovedì 1 ottobre 2009un’architettura
Ecco in che senso si definisce quest’opera di Giacometti un’architettura: un supporto di identificazione con lo spazio che invece che limitarsi al sostegno del processo cinetico di intervento sul nostro habitat suggerisce il moto alle nature immobili e silenziose sul piano inclinato dell’interrogativo. Palla sospesa è un oggetto concreto, innegabilmente visibile e infallibilmente funzionale nel muovere l’informe. L’abbiamo definito architettura, deve dunque essere fatto di un qualche materiale. Si vedono bene il ferro, il gesso, il legno ma questa elencazione è insoddisfacente. Il volume qui è un elemento costruttivo e non un attributo. Il volume è un materiale da costruzione che si costituisce e si fa supporto dell’ich kahn Husserliano, la prova riflessa dell’essere in movimento.
Etichette: 2. Tecnologia dell'essere, Giacometti architetto lunedì 28 settembre 2009Trasporta il
L’architettura di Giacometti trasporta il cinetismo vitale nella sua forma nascosta. Trapassa l’immobilità silenziosa ed è un dispositivo capace di vibrare sensibilmente di ciò che di noi serpeggia sotto l’informe. La sfera crepata sospesa su un prisma deformato è immobile e vibra di un’oscillazione supposta. Di questo movimento, la visione tattile richiama il brivido morboso e stridulo di sesso umido, inesplicato e tagliente. È forse il cinetismo immobile di una sfera sospesa che riverbera limpidamente quell’immoto mobile annodato nei fondi cerebrali.
Etichette: 2. Tecnologia dell'essere, Giacometti architetto mercoledì 23 settembre 2009Segreto
Una volta scovato questo segreto, sembra inspiegabile l’illusione della propria integrità, dell’identità circoscritta, mentre il mondo si svela abitato di tanti doppi quanti sono gli oggetti che lo popolano. Tante paia di occhi identici ai nostri (i miei sono castani) ci guardano da ogni parete, da ogni libro, tavola, sedia, telefono, porta, pilastro, asfalto, giardino, filo d’erba, ragnetto. Ognuno di essi con installata nell’intimo la nostra impalcatura di personalità. Un bambino domina perfettamente quel fenomeno che invece vede gli adulti sopraffatti. L’architettura è l’infrastruttura di questi sdoppiamenti e si fa veicolo dell’estensione dell’io sulle cose.
Etichette: 2. Tecnologia dell'essere, Giacometti architetto martedì 1 settembre 2009Piccolo giocatore
Di essa un piccolo giocatore può impadronirsi e senza sforzo trascendere le dimensioni per identificarsi con le suppellettili, il piccolo mobilio, i piccoli abitanti. Si tende a distinguere nettamente il gioco dalla «vita vera» dimenticando per una amnesia esistenziale che lo sdoppiamento, l’uscire dal corpo, è una attività quotidiana e, anzi, necessaria di qualunque individuo si muova nel mondo.
Etichette: 2. Tecnologia dell'essere, Giacometti architetto lunedì 24 agosto 2009Senso potente
Il suo senso potente è di simultanea appartenenza alla vita di chi lo guarda, come dire di chi lo trova rivelato, come dire di chi ne è il creatore. Condizione necessaria per definire architettura un’arte è che i suoi prodotti siano abitabili. Una casa di bambola è progettabile senza scandalo da un architetto.
Etichette: 2. Tecnologia dell'essere, Giacometti architetto martedì 18 agosto 2009Definizione
Questa definizione si riferisce a una costruzione perfettamente concreta, raccontabile quanto l’ammucchiarsi di mattoni cotti in fornace. La natura del processo di conoscenza ci illude che questa sostanza di realtà sia una metafora illusoria di altre concretezze accumulate attorno al corpo ma così non è.
Etichette: 2. Tecnologia dell'essere, Giacometti architetto lunedì 10 agosto 2009Traliccio
L’architettura del traliccio di Giacometti è la costruzione sovvertita delle regole che realizza ciò che sempre vive nell’implicito camaleonticamente mimetizzato nella visione e che qui è scalzato dal suo sottotraccia. La fatica dell’artista, architetto, è consistita in questo: nel portare alla luce la città coesistente agli abitanti e aprirla ai loro percorsi ricalcandola di cose visibili.
Etichette: 2. Tecnologia dell'essere, Giacometti architetto martedì 4 agosto 2009Una capanna
Da qui in poi, proprio come avviene per una capanna nella savana o nella jungla si può partire per descrivere e per parlare, per popolare di sensi, per circoscrivere recinti: per sdoppiarsi a guardare. L’architettura riverberata del vuoto è un punto di partenza pur non essendo propedeutica ed è per natura contemporanea e coestensiva dell’esistenza in vita; è un processo non linearmente consequenziale ma simultaneo, per dire meglio, non è affatto un processo ma un fatto ubiquo.
Etichette: 2. Tecnologia dell'essere, Giacometti architetto venerdì 31 luglio 2009Fondativa
Scienza fondativa e insieme rivelatrice della natura risonante delle cose percepite accordata sulla dominante del percipiente. Cosa fondativa e rivelatrice e dunque, negli ambiti di una rivelazione che ora si sa colonizzazione creativa dei mondi, una scienza che è fondativa due volte. Questo traliccio è la costruzione pura di un tetto domestico sotto il quale prendere a misurarsi e a descriversi.
Etichette: 2. Tecnologia dell'essere, Giacometti architetto mercoledì 29 luglio 2009Dell'aria
Qui si dice dell’aria in aria irragionevole fatta di oggetto e potente di essere. Qui e qui, l’architettura estrema del fuori – fondata di un plasma irriducibile a elementi – è la costruzione primordiale e indubitabile. Per parlare, per spiegare si è costretti a dire: architettura, non scultura, perché in un oggetto simile a questo si riverbera lo spazio di chi esiste, si tratta di scienza costruttiva.
Etichette: 2. Tecnologia dell'essere, Giacometti architetto martedì 28 luglio 2009Tecnologia dell'essere
Giacometti architetto, le architetture nel ventre.
“Una palla di legno incisa da un solco femmineo e sospesa con una sottile corda di violino al di sopra di una mezzaluna che con uno dei lati ne sfiora la cavità”. Una “palla solcata da una fenditura che può scivolare su una mezzaluna” sospesa a sfiorare un piano rigonfio; è un’opera Alberto Giacometti: Palla sospesa, 1931, un dispositivo di volume, una gabbia che è costruita di pareti inviolabili e di una struttura metallica piantata nel niente di nulla, qui e pure in altro affondato. Questa macchina di vuoto metallico è un negativo di visione. È solida dove impalpabile, ed esile nei ferri, sull’orlo di rifondersi nelle viscere. È un dispositivo, quest’oggetto di balistica infallibile, che proietta e ricaccia in terra, tutto nel medesimo afflato di mondo. Un architetto si ferma sovente a toccare la superficie di una costruzione a scoprirne il materiale portante. Chi posa le dita su questo motore di spazio ed essere scopre la perfetta concretezza e intelligibilità del nulla intatto. Etichette: 2. Tecnologia dell'essere, Giacometti architetto, le architetture nel ventre Archivigiugno 2009 luglio 2009 agosto 2009 settembre 2009 ottobre 2009 novembre 2009 dicembre 2009 gennaio 2010 marzo 2010 LinksIscriviti a Post [Atom] |