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zeit·geist | Pronunciation: 'tsait-"gaist, 'zait | Function: noun | Etymology: German, from Zeit (time) + Geist (spirit) | Date: 1884 | Meaning: the general intellectual, moral, and cultural climate of an era. POP HOME | DVDV HOME

venerdì 9 ottobre 2009

 

E' in corso una guerra in Italia

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lunedì 13 luglio 2009

 

Autosintonizzati



Mi sono perso, nelle ultime settimane, fra Youtube, flickr, Facebook, blog: tra tutte le intimità pubblicate. Ieri sera ho guardato una puntata di "Sfide" su Valentino Rossi. Tutti autosintonizzati sulle proprie vite; ciscuno guarda se stesso come in un film. Già Valentino ha il senso dell'epica cinematografica e la sua straordinaria forza e bravura inseguono un'ideale sceneggiatura. Lui stesso commenta le sue gesta: "spettacolo". Su Facebook, Twitter, sui blog ciascuno si comporta come una piccola celebrità, come un autore. Vita e sceneggiatura sono placidamente indistinti.

Per un po' di tempo ho tentato di resistere ed essere in una ipotetica "vita vera". Le mie remore sono sempre state superate dalla voglia di autosintonizzarmi, di creare piccole opere ad ogni post, ad ogni scatto. Facevo e ridevo della banalità della mia posizione omologata.

Poi ho realizzato: sono architetto! E' compito mio, mi è stato assegnato dalla società, di scrivere sceneggiature, di disegnare Essere. Il network di esistenze ha bisogno di chi scriva la strada, di chi tracci la sceneggiatura, di chi disegni luoghi di vita da imitare nel loop degli autosintonizzati. Tocca a me, architetto, dare lo spin per urtare e innescare la vertigine che percorre le vite di Youtube, Facebook, Twitter.

E così ora posso fare, postare, scattare, cliccare, disegnare; è compito mio. Io devo leggere quello che mi circonda e accelerarne il processo di autocombustione, riscriverlo, gioire della vita che si diluisce nella rappresentazione e si fa bere ancora in vita, in essere.

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giovedì 2 luglio 2009

 

Sara Jessica Parker, puerpera immaginata



Ancora l'immaginazione, vita, realtà, spettacolo, vita immaginaria.
Dev'essere che la vita reale degli attori è circoscritta da un confine sottile e si perde nelle fantasie delle immaginazioni.

Ho guardato distrattamente l'immagine della protagonista di Sex and the City con le sue neonate gemelline e la mia mente ha subito archiviato la foto nella sezione: "puerpere a letto in ospedale con stupore e felicità sul viso ancora stanche dopo il travaglio ma soddisfatte e radiose". L'intento fiction del fotografo e dell'attrice è evidente: le bimbe sono avvolte fra le lenzuola, la famiglia è circondata da cuscini e federe, la neo mamma sembra in pijama.

Ma la Parker non ha affatto partorito, le bimbe sono cresciute nell'utero di una "mamma in affitto". Eppure l'iconografia del parto è talmente potente da avere colonizzato un evento del tutto diverso e altrettanto forte se non più forte: il travaglio e il parto con l'aggiunta del trasferimento da una mamma all'altra, l'emozione condivisa fra almeno tre genitori, il parto 2.0 del network.

Non esiste ancora l'immagine standard della famiglia con due mamme, solo i grandi artisti sono in grado di inventare timbri iconografici, non è il caso del fotografo che ha fatto il servizio, in più il soggetto è un'attrice e si è naturalmente optato per attingere all'iconografia tradizionale della puerpera. E la famiglia, nella sua casa vera, nell'evento più prossimo all'essere che esista, la nascita di un figlio, non può far altro che impersonare altri e ogni componente si fa personaggio. Perché la sceneggiatura è già nelle nostre vite.

foto Repubblica.it

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martedì 23 giugno 2009

 

Lost Fawcett



La TV boliviana manda in onda le immagini scattate all'interno del volo Air France poi precipitato nell'Oceano; le immagini sono fotogrammi della prima puntata della serie Lost.
Ryan O'Neal, protagonista del film Love Story sposa Fara Fawcett malata terminale; presto si legge l'analogia della vita dei due abitanti delle adolescenze planetarie con la storia raccontata nella pellicola del '70. (fara fawcett, tragedia air france)

Il mondo immaginato è tutt'uno con il mondo vissuto. La tele visione, la visione a distanza si ingoia la vita dei tele spettatori, coloro che guardano a distanza, come il passeggero seduto in ultima fila viene risucchiato dalla depressione dell'aereo spezzato in due tronconi. Il mondo immaginato reclama il suo primato sul reale!!! Scalpita, la fantasia, vuole ritornare a vincere sul mondo verificato dai sensi!

Il risucchio degli schermi televisivi inspira incessante e, per nascere, chi vive ha voglia di farsi masticare, di trovare la via d'accesso al mondo fantastico (fantastico mondo) del tubo: tu, tubo, YOU TUBE! Se capita l'opportunità si balza dentro al tubo, qualunque occasione. Perché i turisti in fila per entrare al museo di Urbino fotografavano il cadavere di una donna colpita da malore? per mettersi su flickr e You Tube, ovvio, per accedere alla vita; là dove la morte non è personale, immaginata, per godere dell'autosintonia (sorvoliamo su Baudrillard) in massa.

Non è il momento della pietà, la pietà esiste al livello degli umani viventi nel mondo dei sensi, degli umani che si toccano e si scambiano lacrime e si compatiscono.
Dobbiamo inventarci un sentimento nuovo, è urgente fino a quando non saremo entrati completamente nel tubo. Mentre stiamo ancora immergendoci abbiamo lasciato là fuori le etiche, le estetiche, la compassione, la rabbia, dobbiamo fondare la pietà digitale immaginata, la rabbia digitale immaginata, la compassione digitale immaginata, perché i sentimenti di là fuori qui non hanno giurisdizione, bruciano liquidi come gomma fusa, e noi ne abbiamo urgente bisogno.


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